C'è una cosa che il presidente Bagni del Firenze (serie A2 del calcio femminile) dice spesso in occasione delle riunioni ufficiali o delle conversazioni informali. "Una società sportiva non è una società sportiva se non ha un impianto sportivo". Io sono d'accordo e ho adottato questo concetto anche per quanto mi compete. E' vero che esistono pure ASD che non dispongono di un proprio impianto, ma in quel caso hanno comunque alle loro spalle un consistente appoggio economico. Così quando nel 2004 fu approvato il nuovo regolamento per l'utilizzo e gestione degli impianti sportivi del Comune di Pisa e fu emanato il bando per tutti gli impianti anche noi dell' Etruria Football Club facemmo la nostra domanda. Scegliemmo in modo naturale il Centro Sportivo Marco Betti, meglio noto come La Cella. E' la nostra sede legale fin dalla nostra nascita, è dove ci alleniamo e dove avevamo giocato i nostri primi campionati. Insomma era una scelta naturale.
Gli impianti sportivi della Cella sono qualcosa di molto particolare. Disgraziatamente si trovano in golena d'Arno (per chi non li conosce li trovate salendo sull'argine in via Fiorentina, di fronte al bivio con via Monte Bianco). Ma non solo, si trovano proprio nel punto dove dovrebbe esserci la vasca di contenimento, per salvaguardare la città da eventuali piene, tipo l'alluvione di Firenze del 1966.
Da quanto mi hanno raccontato varie persone, nel dopoguerra questa vasca di contenimento fu in parte riempita di detriti, successivamente, una volta sviluppatasi la vegetazione, fu costruito il primo campo di calcio, quello che oggi è il campo principale. Su questo periodo so poco, prometto che prima o poi scriverò una storia meglio documentata.
Di certo c'è che negli anni '90 al campo di calcio fu aggiunto anche un campo di softball, grazie a quello che oggi è il Pisa Baseball&Softball Club. Lì giocarono anche partite di softball di serie A. L'impianto sportivo fu affidato all'AICS che lo gestì attraverso "I marescialli", ovvero tre aviatori in pensione i quali realizzarono la struttura che vediamo oggi: un campo a 7, un campo a 5, un secondo campo a 11 per gli allenamenti, piccoli spogliatoi per il calcetto.
I marescialli avevano un atteggiamento estremamente pratico: se qualcosa serviva la facevano. Se avevano qualche idea la realizzavano. Chiedere i permessi necessari alle autorità erano per loro (e forse avevano ragione) inutili pastoie burocratiche.
Nella seconda metà degli anni '90 c'era il Pisa calcio femminile in serie A e c'era Laura Teodori che portava avanti una squadra di bambine: primo embrione di un'attività giovanile. Gli allenamenti si svolgevano alla Cella. L'Aics organizzò anche un torneo di calcio a 7 per bambini a cui partecipò la squadra di bambine del Pisa femminile. Giocavano appunto nel campo a 7.
Dunque nel 1995 Laura cominciò a frequentare gli impianti della Cella e a conoscere "i marescialli". Quando nel 1999 decise di fondare una propria società sportiva, l'Etruria, decise anche di indicare come sede proprio gli impianti della Cella.
Così l'Etruria Football Club nacque alla Cella, si allenò e giocò le sue prime partite alla Cella. O meglio al Centro Sportivo Marco Betti, perchè nel frattempo "i marescialli" vollero intitolare i loro impianti ad un aviatore della 46^ aerobrigata (quella di Pisa, per chi non lo sapesse) caduto in Jugoslavia. "I marescialli" costruivano tutto da soli, e da soli fecero anche il relativo monumento: un'ala di aereo scavata nel marmo posta vicino all'ingresso principale.
Onestamente, gli impianti della Cella non sono perfetti. Ognuno può trovarci un difetto diverso a seconda delle proprie esigenze. Un problema che fu subito avvertito da noi dell'Etruria era quello dell'illuminazione del campo di allenamento. C'erano solo due pali, da un solo lato, per qualche ragione "i marescialli" non avevano completato il lavoro. O forse semplicemente intendevano farlo in più fasi. Fatto sta che il campo era poco illuminato determinando una certa difficoltà negli allenamenti.
Il problema dell'illuminazione del campo di allenamento veniva puntualmente inserito all'ordine del giorno all'indomani di risultati negativi dell'Etruria. Se ci si allena quasi al buio, senza vedere le porte, come si possono pretendere prestazioni positive?
Il problema dell'illuminazione e i relativi progetti per risolverlo divennero un tormentone, a volte anche fastidioso. Ma non si riusciva a trovare una risposta.
Ad aggravare il problema c'era anche una situazione precaria dal punto di vista amministrativo. "I marescialli" ci dicevano che la convenzione tra l'AICS e il Comune veniva prorogata di sei mesi in sei mesi, in attesa di approvare un nuovo regolamento comunale per gli impianti sportivi.
L'idea che l'Etruria finanziasse i lavori di ampliamento dell'illuminazione era respinta dagli stessi "marescialli": infatti loro temevano che il Comune non avrebbe più rinnovato la convenzione all'AICS, preferendogli invece il Gruppo Sportivo La Cella, squadra di calcio amatoriale affiliata all'UISP e legata strettamente all'omonimo circolo ARCI. Dunque, secondo loro avremmo buttato via i soldi, perchè una volta fatta l'illuminazione il Comune avrebbe buttato fuori non soltanto loro, ma anche noi dell'Etruria.
Ovviamente io non credevo a questa eventualità, anzi, l'idea di una gestione diretta dell'impianto sportivo cominciava a stuzzicarmi, così prendemmo l'idea in considerazione.
(1-continua)
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